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La Fattoria Degli Animali


Orwell comprese, contrariamente a quanto molti intellettuali dell'epoca professavano, che l'Unione Sovietica era divenuta una dittatura brutale, edificata sul culto della personalità e retta da un regno del terrore. In una lettera a Yvonne Davet, l'autore descrisse La fattoria degli animali come una narrazione satirica contro Stalin (un conte satirique contre Staline);[6] inoltre, nel suo saggio Perché scrivo (1946), scrisse che La fattoria degli animali fu il primo libro in cui lui tentò, con piena consapevolezza di quanto stava facendo, di fondere scopo politico e scopo artistico in un tutt'uno.




La fattoria degli animali



Il titolo originale dell'opera era Animal Farm: A Fairy Story (La fattoria degli animali: Una favola) tuttavia gli editori statunitensi abbandonarono il sottotitolo quando venne pubblicata nel 1946 e solo una delle traduzioni lo mantenne durante la vita dell'autore. Altri sottotitoli riportano A Satire e A Contemporary Satire.[6] Orwell suggerì, per la traduzione francese, il titolo Union des républiques socialistes animales, abbreviato in URSA, parola latina per orso, un simbolo della Russia. Il titolo fa riferimento anche al nome dell'Unione Sovietica in francese: Union des républiques socialistes soviétiques.[6]


George Orwell compose il manoscritto tra il 1943 e il 1944, in seguito alle sue esperienze durante la Guerra civile spagnola che descrisse in Omaggio alla Catalogna (1938). Nella prefazione di un'edizione ucraina de La fattoria degli animali, l'autore spiegò come sfuggire alle epurazioni staliniste in Spagna gli avesse insegnato quanto facilmente la propaganda totalitaria possa controllare l'opinione delle persone illuminate nei paesi democratici. Ciò spinse Orwell a denunciare e condannare con fermezza ciò che considerava la corruzione staliniana degli ideali socialisti originari.[11]


... Ho visto un ragazzino, forse di dieci anni, che guidava un enorme cavallo da tiro lungo uno stretto sentiero, frustandolo ogni volta che cercava di girare. Mi ha colpito il fatto che se solo questi animali prendessero coscienza della loro forza non dovremmo avere alcun potere su di loro e che gli uomini sfruttano gli animali più o meno allo stesso modo in cui i ricchi sfruttano il proletariato.


Inizialmente Orwell trovò difficoltà a pubblicare il manoscritto dell'opera, difficoltà in gran parte legate a timori che il libro potesse danneggiare l'alleanza tra Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica. All'autore opposero un rifiuto quattro editori, uno dei quali aveva inizialmente accettato di pubblicare l'opera salvo poi rifiutare dopo aver consultato il Ministero dell'Informazione. La fattoria degli animali fu infine pubblicata da Secker & Warburg nel 1945.[13]


Nel corso della Seconda guerra mondiale, divenne chiaro a Orwell che la letteratura antisovietica non era qualcosa che la maggior parte degli editori avrebbe preso in considerazione, incluso Gollancz. L'autore presentò il manoscritto anche a Faber and Faber, il cui direttore T. S. Eliot lo rifiutò. Eliot rispose a Orwell lodando la buona scrittura e la fondamentale integrità del libro, dichiarando tuttavia che la casa editrice lo avrebbe accettato solo se avesse avuto qualche simpatia per il punto di vista che io considero in generale trotckista. Eliot sostenne che il punto di vista orwelliano era non convincente, asserendo che i maiali fossero fatti per essere i migliori gestori della fattoria; dichiarò inoltre che qualcuno avrebbe potuto obiettare che what was needed... was not more communism but more public-spirited pigs.[14]


Il romanzo è ambientato in una fattoria nei pressi di Willingdon, in Inghilterra, dove gli animali, stanchi dello sfruttamento del loro fattore Mr. Jones, si ribellano sotto consiglio del maiale Vecchio Maggiore e guidati da Palla di Neve e Napoleone. La rivolta riesce, con il signor Jones che viene cacciato e gli animali che rinominano la fattoria in Fattoria degli animali. Questi stendono i Sette Comandamenti, che sanciscono le norme di vita degli animali, il più importante dei quali è "Tutti gli animali sono uguali". Ben presto, i maiali si ergono alla guida della fattoria: mentre Palla di Neve insegna agli animali a leggere e a scrivere, Napoleone educa dei cagnolini ai principi dell'animalismo. Tempo dopo, Jones ritorna alla fattoria, stavolta alla testa di una spedizione di altri fattori come lui: segue così una sanguinosa battaglia dove gli animali escono di nuovo vittoriosi, ma stavolta con gravi perdite.


Una sera Palla di Neve annuncia un piano per modernizzare la fattoria costruendo un mulino a vento, ma Napoleone si dichiara contrario; ne segue un litigio che culmina con il secondo che fa assalire il primo dai cani, e si autodichiara comandante supremo della fattoria. Napoleone apporta un cambio governativo, sostituendo le riunioni con un comitato di maiali a capo di tutto; inoltre, tramite il compagno Clarinetto, diffonde una propaganda tramite la quale asserisce che Palla di Neve intendeva in realtà aiutare il signor Jones a ritornare a essere il capo della fattoria, mentre Napoleone promette una vita più agiata in cambio di un duro lavoro, che tratta principalmente della costruzione del mulino, della quale egli si prende tutto il merito. Anche l'inno viene cambiato, da Animali d'Inghilterra a La fattoria degli animali, e viene composto anche Compagno Napoleone, un inno a favore di quest'ultimo, che sembra adattarsi allo stile di vita degli umani. Rapidamente il regime di Napoleone si fa sempre più brutale: molti animali che ammettono di aver aiutato Palla di Neve vengono giustiziati dai cani al suo servizio.


Napoleone si accorda con un fattore vicino, Frederick, il quale però li paga col denaro falso e poi attacca la fattoria, demolendo il mulino con polvere da sparo. Gli animali vincono di nuovo, ma tra i molti feriti vi è anche Gondrano, il cavallo, che viene portato via su un furgoncino. All'arrivo del mezzo, però, l'asino Benjamin capisce subito che intendono portarlo al macello per farci la colla; con la scusa di portarlo al veterinario, Napoleone ha programmato la vendita di Gondrano al macellaio per farci i soldi da spendere per whisky. Passano gli anni e al mulino che viene ricostruito se ne aggiunge un altro, che in teoria rende più ricchi gli animali, ma molti di loro sono morti o invecchiati così come è morto il fattore Jones. Spostatisi da un'altra parte, mentre i nuovi animali si vedono impoveriti e costretti a patire il freddo e la fame, i maiali continuano ad affermare come la situazione fosse peggiore con Jones.


La fattoria, però, è stata moralmente stravolta del tutto ed è ritornata ad essere quella al tempo di Jones, con gli ideali rivoluzionari completamente polverizzati: non ci sono più le idee proposti da Palla di Neve, i Sette Comandamenti sono stati sostituiti da uno solo:"Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri", la massima "Quattro gambe buono, due gambe cattivo" è rimpiazzata da "Quattro gambe buono, due gambe meglio" e i maiali iniziano ad assomigliare agli umani, poiché camminano dritto a due zampe, indossano abiti vistosi, dormono su enormi letti e bevono whisky. Una sera, Napoleone e gli altri maiali invitano a cena dei fattori locali, con i quali celebrano un'alleanza; i due schieramenti giocano insieme a poker, finché sia Napoleone che il fattore Pilkington giocano allo stesso tempo l'asso di picche, generando un alterco tra i due; il tutto viene visto, dall'esterno, dagli altri animali, che non riescono più a distinguere il maiale dall'uomo.


Il Vecchio Maggiore, o Vecchio Sindaco in altre edizioni, Old Major nella versione originale, è un maiale rispettato da tutti gli altri animali poiché, essendo vissuto a lungo (dodici anni), è ritenuto molto saggio. Ha un aspetto imponente ma non minaccioso e rappresenta la figura di Marx e di Lenin. Tre giorni dopo il suo discorso egli muore, non potendo quindi vedere il progresso della rivoluzione. Come accadde a Lenin, il cui corpo fu imbalsamato e conservato in uno speciale mausoleo sulla piazza Rossa a Mosca, il cranio del Vecchio Maggiore verrà riesumato ed esposto come monumento alla ribellione.


Il discorso da lui pronunciato introduce la teoria dell'Animalismo secondo la quale il lavoro di un animale produce più valore di quello necessario al suo mantenimento e il surplus viene rubato dall'uomo parassita. Sintetizza la complessa filosofia in proposizioni fondamentali o massime, che possono essere facilmente comprese da tutti gli animali. Egli è anche un'allegoria di Marx, come ispiratore dell'animalismo.


Palla di Neve (scritto anche come Palladineve e Palla-di-neve, Snowball nella versione originale) è un altro maiale. Diventa ossessionato dal mulino a vento e non si rende conto che gli altri animali non capiscono le sue idee per il rinnovamento della fattoria. Napoleone, grazie all'aiuto dei suoi cani, caccia via Palla di Neve, poi si impossessa dei suoi piani spacciandoli per propri e riversa su di lui la colpa per ogni evento negativo che accadrà in seguito all'interno della fattoria,[15] accusandolo di tornare la notte per fare opera di sabotaggio. Il suo ruolo, quello di un rivoluzionario sincero che viene prima sfruttato e poi messo in disparte e demonizzato da un avversario più furbo e crudele, rappresenta Trockij.


Clarinetto (o Piffero, Trombetta, Gazzettino o Squillo in alcune traduzioni, Squealer nella versione originale) è il propagandista di Napoleone. Parla per mezze verità, omissioni e vere e proprie bugie. Egli fornisce le illusioni che aiutano i lavoratori a sopportare la dura esistenza e lo sfruttamento da parte dei maiali. La sua principale strategia è minacciare il ritorno di Jones (il fattore), facendo leva sul sentimento anti-umano degli altri animali, spingendoli così ad accettare tutte le tirannie di Napoleone. È da notare che, quando i maiali cominciano a reggersi sulle zampe posteriori come gli uomini, Clarinetto prende da parte le pecore e le induce a modificare lo slogan quattro gambe buono, due gambe cattivo in quattro gambe buono, due gambe meglio. Esso potrebbe rappresentare il capo della polizia segreta Berija. 041b061a72


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